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Chi ama veramente la MADONNA non pu dannarsi Autore: GiuseppeAnaclerio
 
Chi ti aiuterà a credere e ad adorare?
Inserito il 10 luglio 2010 alle 16:02:49 da GiuseppeAnaclerio. Su Chi ama veramente la MADONNA non pu dannarsi. Categoria Preghiere

Chi ti aiuterà a credere e ad adorare?

di A. Gnocchi-M. Palmaro

 

Decenni di Liturgia libera e creativa hanno prodotto il fenomeno dell’indifferenza per la Presenza reale di Gesù nell’Eucaristia; questo perché la Liturgia si è trasformata nell’esibizione dei talenti e delle esigenze di realizzazione più personali dell’uomo contemporaneo, che mette da parte Colui che solo, attraverso la Liturgia, dovrebbe essere adorato.

Caro amico ateo, dici che la questione più strana della Religione cattolica è l’Eucaristia. E dici pure che, quando entri in una chiesa, è proprio questo Mistero che vorresti afferrare, ma niente e nessuno ti aiuta: non l’architettura degli edifici nuovi, non gli altari modificati in quelli antichi, e spesso neppure i sacerdoti o i fedeli.
Caro amico, hai toccato il cuore di un problema che non riguarda solo uno come te, che si dice ateo, ma anche molti che si dicono cattolici. Stai parlando niente meno che della Presenza reale nell’Eucaristia di Corpo, Sangue, Anima e Divinità di Nostro Signore Gesù Cristo. È quanto di più straordinario e sconvolgente abbia la Religione cattolica, eppure, proprio entrando in tante chiese, ci si accorge che i fedeli vi credono sempre di meno.
Ma vedi, caro amico, in questo non hanno tanta colpa i fedeli. Il fatto è che decenni di Liturgia libera e creativa hanno prodotto quel fenomeno che ti sgomenta: l’indifferenza per la reale Presenza di Gesù in mezzo a noi. Solo se non si pensa che Gesù Cristo sia veramente presente sotto le Specie Eucaristiche si può relegare il Santissimo in un luogo brutto e appartato invece che porlo nel posto più bello e visibile.
In tante, troppe chiese si accondiscende ai gusti sempre più barbari della gente. La Comunione distribuita come al McDonald, la simbologia sacra sostituita da segni oscuri e incomprensibili, le chitarre ululanti, gli abiti indecenti, l’incapacità di stare più di dieci secondi in silenzio, le formule liturgiche inventate, i preti showman, la cosiddetta “bellezza del trovarsi a Messa per stare insieme”, sono il segno del cedimento agli istinti più deteriori. “Bisogna fare così – spiegano alcuni – perché altrimenti in chiesa non ci viene più nessuno”. Come se, in questi decenni, le chiese fossero andate riempiendosi invece che svuotarsi.
Non ci si rende conto che l’uomo ha continuamente bisogno di anticorpi per sostenere la lotta quotidiana con il male. Un tempo, la parlata popolare era intrisa di termini presi dalla Liturgia. Oggi, quando va bene, le metafore sono prese dal calcio. Un tempo, per scusare un errore, si diceva che sbaglia anche il prete nel dire Messa. Oggi, se si cade in fallo, assieme al linguaggio, cambia il rapporto con il prossimo, che da conciliante si fa aggressivo.
Un tempo i fedeli, durante la Messa della domenica, vivevano la santa normalità che li fortificava per il resto della settimana nella lotta contro lo sberleffo invertito di satana. Dopo una Messa celebrata nella solennità del latino e del canto gregoriano, Maurizio Costanzo, Maria De Filippi e compagni susciterebbero il giusto ribrezzo perché sarebbe facile individuare il loro tratto anomalo. Ma il gregoriano e il latino non si sentono più nelle nostre chiese.
Sovrastata da un’arte che ha disintegrato la figura umana, e dunque la possibilità di rappresentare quella divina, la Liturgia non trasmette più il senso della santa normalità. “Gesù Crocifisso” è divenuto “Uomo condannato a morte”, poi una “Forma colorata” e poi “Puro colore”. Non è rimasto più nulla, non si parla più all’anima e neppure al corpo. Si è realizzato il disegno di quella che dom Prosper Guéranger chiamava l’eresia antiliturgica: «Venne infine Lutero, il quale non disse nulla che i suoi precursori non avessero detto prima di lui, ma pretese di liberare l’uomo, nello stesso tempo, dalla schiavitù del pensiero rispetto al potere docente e dalla schiavitù del corpo rispetto al potere liturgico. [...]. Perciò ha dovuto abrogare in massa il culto e le cerimonie come idolatria di Roma; la lingua latina, l’ufficio divino, il calendario, il breviario, tutte le abominazioni della grande meretrice di Babilonia. Secondo lui il romano Pontefice pesa sulla ragione con i suoi dogmi, pesa sui sensi con le sue pratiche rituali: bisogna dunque proclamare che i suoi dogmi non sono che bestemmia ed errore, e le sue osservanze liturgiche soltanto un mezzo per fondare più fortemente un dominio usurpato e tirannico».
Liberati da tutti questi lacci, oggi gli uomini si sentono padroni di usare la Liturgia per le proprie esigenze più private. A chi non è capitato di partecipare ad un funerale trasformato in un reality show? L’unica persona seria presente alla cerimonia è il morto, del cui destino eterno non importa nulla a nessuno, visto che si insegna che l’inferno non esiste o che, al peggio, c’è ma è vuoto. Nessuno è lì a pregare in suo suffragio, ma per manifestare il proprio dolore, il proprio grazie, il proprio rincrescimento, il proprio senso di colpa, il proprio affetto per i familiari, ma niente di più. E giù preghiere personali copiate dai biglietti dei Baci Perugina. E giù canzoni prese dall’ultimo, penultimo o chissà quale Festival di Sanremo.
Tutto perché si ritiene che la Liturgia debba esprimere i sentimenti degli uomini contemporanei e non il senso ultratemporale della Chiesa. Da un piano ontologico, che riguarda l’essere, si è passati a uno psicologico, che riguarda il percepire. Dall’oggettivo si è caduti nel soggettivo. Per questo la cosiddetta assemblea vale di più della Presenza eucaristica e il popolo di Dio prevale sul sacerdote. Così si spiega perché il vescovo ausiliare di un’importante diocesi lombarda, ai bambini che facevano chiasso a Messa subito dopo la Consacrazione, abbia rivolto la seguente ammonizione: «Ragazzi, se qui ci fosse Gesù, vi comportereste così?». Eppure Gesù era proprio lì, davanti a lui, sotto le Specie Eucaristiche.
Una sorta, questa, di “tana libera tutti”; spodestato del suo ruolo proprio, il sacerdote riprende il centro della scena rientrando dalle quinte grazie alla creatività. Ritocca, modifica, aggiunge, toglie, inventa. Trasforma la Messa, che è il Sacrificio di Cristo, nella propria Messa, cioè l’esibizione della propria intelligenza. Come se dovesse sentirsi un professionista realizzato invece che un uomo nell’atto di adorare, come se dovesse dare forma propria al mistero anziché conformarvisi.
Ne deriva che chiesa che vai, spettacolo che trovi. Ce n’è per tutti i gusti, dai preti che celebrano mascherati per la festa di Halloween, come avviene in certe chiese degli Stati Uniti, a quelli che sostituiscono le letture del giorno con brani tratti da altre religioni. A suo tempo, in Francia, il termine “consustanziale” del Credo fu mutato nell’espressione “della stessa natura” producendo un gravissimo errore teologico. Il Padre e il Figlio sono un’identica sostanza e non due sostanze aventi la stessa natura. Altrimenti sarebbero come due persone qualsiasi, come Tizio e Caio che hanno la medesima natura umana, ma non la stessa sostanza.
Quando un fedele entra in una chiesa non sa mai che cosa lo aspetti e ognuno finisce per girovagare fino a quando trova ciò che lo soddisfi. Bisogna essere molto accorti, in questo turbinare di sentimenti contrastanti, per mantenere un’idea oggettivamente cattolica di Dio. Non si può certo dire che la nuova architettura religiosa, nella quale è sempre più facile imbattersi, aiuti. Nelle nuove costruzioni, spesso concepite come edifici polivalenti, sono smarriti due valori fondamentali, quello del sacro e quello dell’adorazione.
L’architettura contemporanea ritiene che il sacro sia diffuso in tutto il reale e che, di conseguenza, il limite che lo circoscrive debba essere abbattuto. Ma se tutto è sacro, tutto è uguale e, in definitiva, niente lo è. Esito ineludibile della contraddizione in termini insita nel concetto di “sacro diffuso ovunque”, visto che sacro significa “separato”. In tale situazione diventa impossibile anche l’adorazione, massimamente l’adorazione eucaristica.
Evidentemente, si è persa la vera nozione di ciò che è una chiesa. La quale è anche un luogo dove i fedeli si radunano per pregare e partecipare alla Liturgia, ma di per sé è un luogo sacro indipendentemente da tale funzione a cui è preesistente. Le chiese anche quando non accolgono dei fedeli che pregano, sono case che pregano da se stesse.
Bisogna rifarsi l’occhio e l’orecchio nei vecchi edifici sacri. Bisogna entrarvi e scoprire negli angoli più bui, dove mai potrà arrivare la luce, dei veri e propri gioielli d’arte che stanno lì a sola lode e gloria del Signore. Non importa se creatura alcuna non ne potrà mai fruire dal momento della loro fattura alla fine dei tempi poiché il loro fine è altro e più alto.
Quale abisso tra l’anonimo artista che nel buio modellava la materia a maggior gloria di Dio e il protagonista blasfemo che mostra le sue terga alla luce artificiale dei riflettori televisivi. Quale abisso tra la bellezza che canta le lodi del Signore nell’angolo più nascosto della sua casa e l’orrido che fagocita le anime di un pubblico ebete e osannante.
Pensa, caro amico ateo, che c’è chi pensa che, essendosi liberato dai lacci del sacro, ora può incontrare più facilmente chi non crede, come te. E non sa invece che chi non crede, quando ha un cuore sincero come il tuo, va in cerca di qualcosa di veramente grande, qualcosa di sacro, a cominciare dai segni con cui si manifesta.

Tratto  da  http://www.settimanaleppio.it/index.cfm?Contents=1&expand=2&Ar=2#2Ar2



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